“Guardare mia figlia nella mia pancia assieme a mia madre in un letto di ospedale fu un’esperienza impagabile”

La mamma di Astrid Weidgraaf (23) è deceduta due giorni prima che la piccola Ivy Mae  venisse al mondo. È grata di poter aver avuto questo momento intimo con sua madre, uno degli ultimi: ammirare insieme a l ei la tanta attesa nipotina, con Babywatcher.

Perché la mia mamma?

“Sono cresciuta in una famiglia calorosa ed unita. Mamma, felicemente sposata, aveva vent’anni quando mi mise  al mondo. Più tardi nacque mia sorellina. Pensando alla mia gioventù, ho solo ricordi positivi. Eravamo sempre noi quattro, facevamo tutto insieme. Questa unità si rinforzò ulteriormente quando la notizia della malattia ci raggiunse. Eravamo una squadretta. Insieme per le visite d’ospedale ed i risultati d’analisi, i colloqui con i professori, insomma tutto, ed evitavamo interferenze da ‘fuori’. Eravamo noi quattro. Tutto ebbe inizio con una macchia irregolare sulla pelle, che formava delle croste. Melanoma maligno ci fu detto il giorno dopo la festa della Mamma qualche anno fa. Fu operata, poi seguiva un periodo alquanto ‘tranquillo’. Ma dopo vari analisi nel 2017, l’esito fu metastasi. Sembrava che mi mancasse la terra sotto i piedi. All’improvviso scappava fuori una realtà per la quale non si può essere pronta. Non avevo nemmeno il diploma né la patente. Ed i dubbi, se mia mamma avrebbe ancora potuto vedermi diplomata, guidando la macchina, si fecero avanti. Vedevo gente anziana passare in bicicletta e mi chiedevo… perché non tocca a loro prima? La vita non è mai giusta, assolutamente, per niente”.

L’ultimo “ti voglio bene”

“La sua malattia, il cancro, si è portata avanti per quattro anni e mezzo, nei quali periodi atroci si alternavano con ‘momenti buoni’. Ogni mio momento libero sentivo il desiderio di starle vicina. Non rendendosi conto del fatto che ci avrebbe lasciata così presto, riprendemmo la nostra vita quotidiana. A volte facevamo delle gite, per esempio allo Zoo, assicurandosi sempre della vicinanza di un ospedale però`. Vacanze all’estero nei paesi dove l’assistenza sanitaria è piuttosto inferiore alla nostra, li evitavamo per non correre rischi. Lei stessa era molto positiva. Ad ogni contrattempo lei era sicura che ce lo avremmo potuto affrontare insieme. La brutta notizia nel 2017 fu molto più dura; dover lasciare indietro figlie e marito non era  una opzione per lei e dunque ha lottato fino alla fine. Se potessi tornare indietro, avrei voluto dirle quanto la ammiravo per la sua forza, quanto ero fiera di lei. Mi pento puro, un sacco, di non averla rivelato il nome del nascituro. Per me era un dato di fatto che ci sarebbe ancora stata alla sua nascita. Non avevo rivelato il nome a nessuno… ma purtroppo gli eventi si susseguirono in modo molto rapido. Ero da lei il sabato, il lunedì seguente non c’era più. Quel sabato era molto lucida. Si raccomandò col mio marito, Jordy,  di stare attento a me ed alla piccola. Accarezzò la mia pancia come sempre e disse “ti voglio tanto bene”. Non avevo idea che sarebbe stato l’ultima volta”.

Una nonna fiera

Mamma era una nonna fierissima! Il 30 dicembre 2017 io e Jordy scoprimmo di essere in lieta attesa. Di solito si aspetta la prima ecografia prima di spargere la notizia, ma per quanto ero tesa e felice, Jordy si raccomandò di dare notizia prima. La sera di San Silvestro chiese a mia madre i suoi desideri per il 2018. “Guarire”, disse “e diventare nonna”. Ero felice di poterle dire che quest’ultimo stava per succedere! Entusiasta tirò giù tutta la roba dal soffitto e la settimana dopo fece compere di completini per la bimba. Mi ha dato tanta forza averla accanto durante la mia gravidanza. Potevo contare su di lei in ogni momento con tutte le mie domande e insicurezze. Francamente, non avevo preso in considerazione il fatto che era pure possibile non averla più tra di noi al momento del parto di Ivy. Siccome io vivo ad Enschede e mamma abitava ad Assen, avevo preso pure accordi per un trasporto in ambulanza, così  avrebbe potuto ammirare Ivy il giorno della sua nascita stesso. Purtroppo non ha potuto tenere Ivy tra le braccia. E questo fa male tanto. Credo, penso, non so… che sarebbe stato meno doloroso qualche giorno dopo il parto, o forse agli inizi….”

Guardare la piccola insieme con Babywatcher fu un’ricordo indimenticabile

“Siccome la sua malattia procedeva così rapidamente, ho noleggiato un Babywatcher nella trentesima settimana della mia gravidanza, da portare all’ospedale, da lei. Era un momento tanto particolare, ma tanto triste nello stesso tempo. Avrebbe potuto essere il suo primo, ma anche ultimo incontro con mia figlia. Guardavo lo schermo piena di ammirazione. ‘Guarda quel nasino, le manine, quei pollicini!’. Appena entrava un’ infermiera disse, con voce fiera, ‘Guardate…. questa è mia nipotina!’. Sono sicura che poterla vedere è stato molto importante per mia madre. Probabilmente lei sentiva già che non avrebbe più vissuto a lungo.  Ma ha potuto ancora vedere la piccola Ivy! Non mi scorderò mai di questo momento assieme a lei, è impregnato nella mia memoria. Quel pomeriggio fu scattato pure l’unica foto di noi tre insieme. Un ricordo impagabile!”

Guardare la mia bambina nella pancia insieme a mia madre
Guardare la mia bambina nella pancia insieme a mia madre

La nuvola rosa – pallida- dopo il parto

“Volevo partorire il primo possibile. In piena estate, un caldo che si moriva, e tutto quel dolore e stress non potevano che far male alla bambina. Poi volevo portare Ivy agli funerali. Ed essere fisicamente in grado di attenderli. Nella 39esima settimana fui indotta al parto e diede Ivy alla luce lo stesso giorno. Come mi sentivo? Lo descriverei come su di una nuvola rosa pallida. Ero felice di aver portato al mondo quell’esserino così piccolo, ma nello stesso tempo sentivo forte forte il dolore della perdita di mamma. Durante la prima settimana di maternità ero positivo. Pensavo di essere forte. Avevo l’aiuto dell’infermiera che si rivelò sia da psicologa che da persona comprensiva accanto. Ma poi fu un buco nero. Ti rendi conto che tua madre non c’è  più, nello stesso tempo c’è la consapevolezza di esser diventata madre. Avevo ancora tante domande da porle! Pure lei era diventata una mamma ad una età giovane, avrebbe tanto potuto aiutarmi. Come avrebbe fatto lei? A volte volevo sparire pure io. Ma, per Ivy, combattiamo ed affrontiamo tutti i giorni!”.

Ricordi per la bimba

 “Amo essere mamma! A volte quando  Ivy piange, ammetto,  davvero la vorrei rinchiudere in una stanza a-sonora, ma poi quando ride e farfuglia di nuovo, ogni dubbio sparisce! Ivy è una bambina contenta e felice. Avevamo paura che, dopo tutto lo stress precedente, si rivelasse problematica, invece è tutto il contrario. A solo sei settimane ci fece dormire di notte e la mattina si sveglia con un sorriso gigante sulla faccia! Io? Sto sempre meglio. Una volta al mese mi posso sfogare un poco dallo psicologo, al di fuori dei contatti giornalieri con le persone vicine. A partire dalla settimana prossima ho pure un nuovo impiego… presso un’agenzia di assicurazioni funerarie!! Ci sono tante cose a cui pensare i primi giorni dopo la perdita di un caro. E vorrei aiutare le persone con ciò. Un inizio nuovo insomma, un 2019 migliore!  Penso ancora molto a mamma ed ai nostri momenti felici. Sicuramente renderò Ivy partecipe. Di quanto era in gamba, quanto felice era alla notizia della mia gravidanza. Che aveva preparato già tutto per un weekend con Ivy in casa sua…”.

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